diario di Silvia Bianca
Una disagiata dal futuro incerto
Un nuovo inizio?

14/7/2026 

Questo è il primo post che scrivo su questo nuovo blog, in quanto gli altri sono tutti post trasferiti dal blog precedente che era su blogger di gugol, ma siccome da oltre un anno e mezzo ho deciso di degugolizzarmi e di uscire dai social di meta, ho trasferito gran parte dei post di qua. 

Al fondo di tutti c’è una mia micro presentazione e diciamo che gli altri post ritengo che facciano parte della mia storia e delle cose che volevo condividere.

Ma come ogni trasloco in una “nuova casa” che porta cambiamenti, anche questo ripartire altrove porterà cambiamenti.

Inizio col dire che negli ultimi tempi sono più irrequieta che mai. Da ormai svariati anni, la città in cui sono nata e cresciuta, Torino, è diventata come molte persone già sapranno un laboratorio repressivo.

Governo, procure, digos, tribunali, politici, impresari e associazioni sioniste e non solo, stanno dimostrando quello che la storia ci avvisava con libri, lotte, incarcerazioni, uccisioni sommarie… Il vero volto dello stato, ovvero il volto del terrorismo e dell’oppressione. Di chi teme il dissenso e per questo lo contrasta con metodi fasicisti e terroristi, salvo poi fare retorica insieme ai media mainstream, su terrorismo e difesa della “democrazia”. Un senso di democrazia davvero strana quella degli stati europei, italiano in primis. I “grandi padri” della storia della democrazia, sporca di sangue e di ipocrisia. E non serve nemmeno toccare il tasto oltre oceano degli stati americani da nord a sud. Gli europei con una mano sbraitano allo scandalo (con moderazione però) verso le pazzie di Trump (come se i predecessori fossero puliti) e con l’altra colpiscono popoli e cittadini con le stesse intenzioni e interessi ma solo con un sorriso ipocrita sul volto.

Che poi è sempre stato così, ma di certo gli ultimi anni, tra ventate destroidi, avanzamento di uomini sociopatici come quelli della Silicon Valley e avanzamento degli strumenti repressivi tramite tecnologie spacciate per progresso e necessità, le cose sono peggiorate sia da un lato, quello istituzionale, sia dal punto di vista sociale.

Per chi non ha avuto modo di leggere qualche mio pensiero nei post precedenti, riassumo solo brevemente che il mio pensiero sul mondo social (soprattutto quello legato ai social di meta) non è positivo. Se da un lato i social hanno il potere di fare da cassa di risonanza a eventi, fatti, chiamate alla rete ecc, da un lato hanno dato troppo spazio alla performatività da social a discapito del dissenso, dell’analisi obiettiva sul territorio e della rete che si fa dal basso, con la presenza e con i rapporti tra persone, ma nella realtà, non con i like. 

Non voglio stigmatizzarli, ma credo che sia ora (ma già da tempo) di fare molta autocritica e pensare se gli strumenti che si usano non siano parte del problema. Non solo le modalità, ma anche gli strumenti stessi. Audre Lorde diceva <Gli strumenti del padrone non smantelleranno mai la casa del padrone>. Io credo che in questa frase ci sia molta verità sottovalutata.

Detto ciò, è anche ovvio che per molte persone l’utilizzo di certi strumenti non solo sia necessario ma anche vitale per poter denunciare cosa succede dove gli occhi difficilmente arrivano e se arrivano, evitano di raccontare i fatti ma bensì li manipolano.

Il dissenso è troppo importante per farlo passare solo da un mondo virtuale. È fondamentale che le persone facciano una analisi approfondita di chi è davvero il nemico dei popoli che vogliono vivere liberamente e dignitosamente e chi invece è uno strumento per propaganda e interessi che non fanno il bene di tuttə ma solo di poche persone. Cercando solamente di mettere le persone le une contro le altre e di dividerle, perché l’unione li spaventa. 

Uscire dalle comfort zone della pigrizia e della comodità sembra che oggi sia diventata la più grande schiavitù dell’essere umano. Quella che fa pensare alla gente che senza quello strumento (e non mi riferisco solo ai social ma anche a cose come amazon, glovo ecc) non possano andare avanti.

Stessa cosa succede per lo stato e le sue istituzioni. Credere che senza chi ti prevarica e ti dice cosa fare, pensare, come agire e non agire sia fondamentale per vivere, è dentro quel binario che ti fa restare dentro e credere di avere libertà, senza provare ad uscire fuori, sul prato.

Le comunità di cittadine e cittadini possono imparare ad auto gestirsi e mandare avanti una società senza il bisogno di oppressori, governi e stati. C’è bisogno non solo di tanta lettura al di fuori delle proprie convinzioni radicalizzate, ma anche di messa in pratica e di non focalizzarsi sul sentito dire o sul credere che l’anarchismo sia utopia.

Voglio chiudere questo primo “nuovo” post con un messaggio positivo. 

Meno di un mese fa ho ricevuto in regalo una scatola preziosa, che mi aiuterà a esprimermi, a coltivare un mio hobby (disegno malissimo ma pazienza) e a dare colore ai momenti che non sempre sono colorati. Nonostante i tempi difficili per vari motivi, vorrei che le persone avessero più tempo per colorare un foglio, un muro (o abbatterli) per colorare il mondo, piuttosto che distruggerlo e distruggere chi lo colora.

Da una anarchica randagia per oggi è tutto.

Forse.  

 

Ps

Sono dsa e faccio errori di cui mi accorgo solo dopo innumerevoli riletture. Chiedo venia per i miei errori.

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