diario di Silvia Bianca
Una disagiata dal futuro incerto
Caldo, periferie e digos
Categories: Politica

28 giugno 2026

(con aggiornamenti del 14/7)

Oggi pensavo alle vita delle persone povere o a basso reddito che vivono nelle periferie quando fa caldo. Guardavo fuori dal balcone di casa, in una domenica particolarmente calda, pesante per vari motivi, ma che poi avrebbe anche avuto dei risvolti particolari.

La vita di chi non solo si deve occupare di lavorare e andare avanti ma deve anche fare da caregiver da sola, è già abbastanza complicata. Se poi ci metti il caldo, tanto caldo, animaletti del cuore che soffiano e che arrancano e un quartiere che viene strumentalizzato, i pensieri sono tanti.

Le disuguaglianze sociali si sentono tanto quando i quartieri subiscono differenze di trattamento e quando mancano le risorse per affrontare problemi basilari che diventano un vero e proprio peso sulle spalle e motivo di pesantezza di vita insieme a un po’ vita arrabattata alla benemeglio.

A fine pomeriggio però ero con un gruppo di persone a portare la nostra presenza in un giardino di quelli che la cara giunta fascista torinese vorrebbe militarizzare e destabilizzare per poter gentrificare ulteriormente i quartieri e portare avanti progetti edili ottimi per banche e palazzinari di merda.

Insieme alla gente, alle famiglie con creature e a noi, c’erano i fantastici “uomini” della digos e della celere.

Gente che si mette davanti agli ingressi con le auto, scattando foto a chi entra ed esce. Persone pagate dal popolo ma subordinate da gente infame e mediocre che crea solo fratture tra la popolazione e le istituzioni. Poi si lamentano della distanza che si crea tra una parte della cittadinanza e le istituzioni, soprattutto quelle come le “forze dell’ordine”. Persone contro persone, manovrate da pochi sociopatici che hanno privilegi, risorse e potere per fare tutto il contrario del bene per la cittadinanza.

Sono tornata a casa con la rabbia, quella sociale che i perbenisti del cazzo della sicurezza non conoscono ma con cui prima o poi nella vita dovranno scontrarsi.

E quel giorno per loro sarà un disastro.

Però sono rientrata a casa ridendo.

Perché mi sono presa un acquazzone estivo di quelli pazzeschi, ma non me ne fregava un cazzo, ero già uno schifo tra sudore e capelli da lavare, che sarà mai un po’ di pioggia. Quei sociopatici laggiù ai Teresa, si saranno chiusi in auto con i climatizzatori accesi a spese dei contribuenti come sono soliti fare li, davanti ad Aska, davanti la sede fdi (con tanto di gazebo e WC chimico).

Chissà quand’è stata l’ultima volta che hanno riso in modo sano. Perché ridere li ho visti ridere mentre si parlavano negli auricolari, ma era una risata che mi ha fatto pena.

<La rabbia sociale ve la farà pagare> scriveva qualcunə su muri poco distante da là. Non so se avrò la fortuna di vedere la gente reagire per davvero a questa distopia che che stiamo vivendo da troppo tempo.

Vale anche per piazza Foroni e dintorni, dove i digossini e company, chiudono la piazza e identificano chi si aggrega per ascoltare musica e socializzare, mentre poco più in la i loro amici fasci sfilano per la remigrazione. Anche per voi la rabbia sociale prima o poi ve la farà pagare. E non sono solo frasi sui muri…

Anche dopo queste serate ho portato a casa un pezzetto in più di vita, nonostante a casa non stiano tutte bene. Ma ce la caviamo. Forse.

Una delle tante perle di Torino

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