diario di Silvia Bianca
Una disagiata dal futuro incerto
Classismo Torinese
Categories: Politica

12 giugno 2025

Torino è una città che giudico ormai da anni profondamente classista. Personalmente penso che del classismo nessuna persona ne sia esente, salvo rari casi nel mondo. Ma ci sono delle forme di classismo subdole che ad alcune categorie di persone sono molto evidenti. Tornando sulla mia città, Torino, è una città che per chi non la conosce bene a fondo e non la vive dal basso, spesso fa difficoltà (o fa finta) di non vedere il profondo classismo messo in pratica sia da chi la abita, sia dal comune, dalle sue politiche e da varie istituzioni, oltre che palazzinari, banche e impresari vari. Scuole e università comprese. Perché scrivo questo? Perché stamattina mi sono capitati due evidenti casi di classismo nel giro di mezz’ora mentre lavoravo. Quello però legato alle persone e non alle istituzioni o alle grandi imprese. 

Ne ho visti tanti di esempi in questi ultimi anni, soprattutto grazie al mio lavoro che mi permette di avere un “ventaglio di esperienza” molto vasto. 

Una delle cose che mi infastidisce di più, è sentire parlare di classismo certe soggettività che vivono in zone molto classiste, gentrificate e che hanno posizioni sociali molto stabili, solo per “performatività” del momento (o peggio dei social). Il comune stesso pratica apertamente da anni e anni il classismo nei confronti dei quartieri periferici, così come i media che oltre a praticarlo, diffondono notizie ingigantite e ricamate appositamente per far parlare sempre delle stesse cose e degli stessi luoghi, omettendo volutamente gli aspetti positivi, le realtà bellissime presenti (molto più che altrove) e omettendo le cose che coinvolgono “la Torino bene”. 

Ad aggiungersi c’è la delusione avuta negli ultimi anni da una buona parte di “comunità lgbt+ politicizzata”. Perché anche sotto quell’ombrello non è mancato il classismo, anzi, è diventato strumento ma anche divisione. 

Ma non faccio sconti a nessunə e ci metto dentro anche certe realtà “socialmente esposte” che se da un lato si impegnano su certi temi e su auto mutuo aiuti, dall’altro non sono assolutamente esenti anche loro da pratiche molto classiste, che forse sono diventate insiste nella popolazione. Forse le mie sono lamentele comuni, perché chiunque può dirmi che anche le altre città ne sono profondamente intrise, eppure io credo che città come Torino e Milano abbiano dei primati. Sono una bella vetrina esterna ma dietro quella vetrina ben allestita c’è tanta ipocrisias tanta voglia di fare soldi a discapito della gente. Non si salvano nemmeno le università o le società come gtt. E soprattutto non si salvano le “misericordiose” persone della Cit e dei rotary, che possibilmente predicano bene ma razzolano molto male. In particolare quando c’è qualcosa che esce fuori dalla loro “bolla di sicurezza”. Però, quanto è bello apparire come ottimi esempi sociali, salvo poi sperare che tutto ciò che c’è fuori dai tuoi confini di quartiere possa anche essere cancellato immediatamente?!

Un po’ come quellə che “aiutiamoli a casa loro”. 

Prima capitale d’Italia, eccellenze varie blablabla e prima anche in tante cose non proprio positive.

Torino negli ultimi anni ha triplicato la gentirficazione, ed è un peccato perché era rimasta una città ancora vivibile, anche per chi studia. Oggi tra zone rosse, spazi sociali chiusi, banche che investono e speculano e media che forniscono assist con false percezioni di insicurezza, Torino ha perso parte di quella possibilità di essere un’ancora per chi non ha le spalle coperte. Ma c’è una parte di Torino che resiste è che è dura come il porfido che viene tirato a qualche infame ogni tanto. 

Ma alla popolazione “che conta”, giusto quei 4/5 quartieri su 34 circa, non fa piacere che se ne dica male e che li si tacci di avere la faccia dell’ipocrisia.

Com’è il detto? Torinese falso e cortese? Oh già! 

Foto di Valerio Minato. 

E chi se non lui per una bella foto di Torino, che non l’ho scritto sopra ma, amo e penso sia bellissima, nonostante i tanti problemi che vorrei non avesse. 

 

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