24 luglio 2025
Dormire mi costa. Proprio nel senso pragmatico, economico. Ma in generale, ormai è risaputo, la salute costa e non tuttə possono permettersi di curarsi e neppure di dormire.
Dormire mi costa non poco perché purtroppo, per varie cause che non starò a spiegare oggi, soffro di insonnia in maniera abbastanza importante da tantissimi anni, perciò circa tre anni fa ho ceduto al “ricatto farmacologico” per poter dormire. Ho rinunciato al sonno per tantissimo tempo nonostante i consigli medici, perché non volevo entrare in quel circolo, ma dormire poco e male per troppi anni, ha influito molto negativamente sulla salute e sulle condizioni psico-fisiche.
Questi costi sono poco sostenibili e se non hai un lavoro o guadagni poco diventa difficile potersi garantire anche quel “privilegio” di poter dormire in maniera discretamente sufficiente per poter stare bene. Da quando li uso sono cambiate molte cose sotto quel punto di vista e il solo pensiero di tornare indietro mi fa stare male. Ma dall’altro lato creano una dipendenza e su questo si potrebbe aprire un capitolo lunghissimo.
Se li mettiamo su una bilancia, quanto pesano i pro e i contro di una dipendenza, in cui da un lato ci sono i costi economici e le ripercussioni chimiche e dall’altro, il beneficio di farti vivere “in pace” alcune ore? Costi che non sono solo economici, ma anche pratici e mettiamoci dentro anche quelli burocratici, perché c’è la burocrazia medica da gestire (se si vogliono fare le cose diciamo “legalmente”).
Insomma dormire è bello e sarebbe anche sano, ma non è una cosa per tuttə. C’è chi non dorme perché vive una condizione che ne limita la possibilità, guerre, carcere, malattie o chi perché nonostante la tanta attività giornaliera, si trascina dietro allerte interiori e insonnie che ti cambiano la vita. Quindi dormire costa. Economicamente, fisicamente, emotivamente, ma anche politicamente. Perché il sonno può essere negato anche per motivi a cui si pensa poco. Non poter dormire per dover vegliare, sorvegliare o perché un’istituzione ti proibisce di farlo. Ad esempio le condizioni carcerarie varie o di guerre, senza pensare solo al tipico e blando esempio genitoriale. Quindi nemmeno il sonno è democratico. Chissà se stanno meglio quegli animali che vanno in letargo in inverno. Chissà. Forse si o forse no, visti i tempi che corrono anche per loro.Intanto anche oggi mi sono “assicurata” qualche settimana di sonno, con un po’ di bucocrazia e un pagamento bancomat. Ma chi non può? E se un giorno non potessi più permettermelo?
Si tornerebbe a non dormire più, con tutte le sue ripercussioni. Si si, le prove di distacco da quelle maledette pastiglie sono già state fatte e non sono andate a buon fine. E non parlerò oggi della mia opinione sulle questioni legate al mondo medico riguardo le prescrizioni farmacologiche, perché ci sarebbe davvero troppo da dire, con opinioni e punti di vista contrastanti.
Questa era la mia piccola ansia di oggi.
Il “tour de force” lavorativo è alle porte e sarà un mese tosto, quindi dormire non solo sarà importante, ma sarà forse l’unico momento di silenzio.
E invece no, perché abito in un posto rumorosissimo.
Mai una gioia.

Foto rappresentativa