07.09.2025
Trans-business
9 luglio 2025
Oggi sono in vena di polemica.
E non giunge per caso questa polemica, ma perché nella stessa giornata, ben due fatti mi hanno distolta dai tanti pensieri che ho di recente per riportarmi alla realtà medica che vivono le persone trans, ovvero un enorme business e controllo da parte del mondo medico. Anche chi in passato risultava essere una persona “friendly” col tempo ha calato la maschera. Il mondo medico dedicato al mondo trans è sconosciuto a molte persone ma non a tuttə e sempre più gente ci mette le mani, perché è diventato un vero e proprio business di sfruttamento, possibilità di fare carriera, oltre che poter esercitare forme di controllo politico sui corpi e sulle decisioni sotto forma di “gruppi e associazioni di medicə”.
Non posso ovviamente fare nomi (che non sarebbero pochi) ma ci sono persone che dovrebbero vergognarsi davvero. Soprattutto tra certi chirurghi, che si auto celebrano, parlano male di operazioni alternative alle loro e denigrano altri colleghi per poi ammettere in seguito (mai pubblicamente) errori e bisogno di formazione esterna. E da chi? Proprio da quei medici che prima denigravano. Per non parlare della loro saccenza che si riscontra nelle visite di controllo, soprattutto quando si riscontrano problemi ed errori commessi. Ma nelle comparsate in tv, degli errori, anche gravi e di tutto ciò gravità intorno alla medicina e alla burocrazia non ne parlano. Anzi, appaiono come eroi, portando con loro qualche paziente di rappresentanza positiva, con una bella storia mainstream pietistica da raccontare. Quelle che piacciono al pubblico e a chi vorrebbe continuare a portare avanti un sistema patologizzante. E non si salva nemmeno chi fino ad un po’ di tempo fa sembrava una paladina, poi man mano, vuoi perché siamo tante persone da seguire, vuoi perché i tempi cambiano e cambiano anche le persone, anche alcune “paladine” tra raddoppio dei prezzi (ma anche triplicamento) posizioni politiche non prese per “sicurezza” e nuove regole che limitano l’inclusione della presa in carico di altrə pazienti, hanno cambiato volto. Sono arrabbiata, perché alcunə di loro, in particolare alcuni uomini, fanno danni importanti e irreparabili e nonostante tutto, mantengono la loro saccenza, senza riconoscere i loro limiti e i loro sbagli. Non riconoscono di dover avvisare e spiegare apertamente quali sono i reali risultati, i pro e i contro prima di prendere in carico una persona. Ancora oggi la pratica di esporre in modo chiaro e onesto tutto ciò che comporta una operazione o una presa in carico (che riguardi operazioni o la gaht) è poco usata. Le persone trans spesso hanno poco accesso alle informazioni, se le devono passare tra loro, devono affidarsi alla fortuna, mettersi in una lunga trafila di trattamenti che passano per umiliazioni, gaslighting, misgendering voluti e reiterati, sistemi truffaldini (tipo pagare le visite private per accedere prima alle liste, una cosa ovviamente famosa in tutto il campo medico in generale o finire nelle mani di broker delle cliniche) ma anche cose anche più gravi. Come quella delle ingerenze dei centri pubblici nelle vite delle persone trans, che si permettono di decidere sui percorsi, anche dopo le sentenze di tribunale, quando una persona dovrebbe ormai essere “libera” di poter agire. Alcuni centri pubblici riescono anche a decidere chi può lavorare o meno nel territorio per quanto riguarda il mondo trans medicalizzato.
E sorvolo su tutta la questione documenti e permessi dei tribunali, perché ci sarebbe da scrivere un’odissea e in futuro lo farò sicuramente.
Oggi la mia rabbia è risalita perché se penso agli errori di taluni chirurghi (io e alcune persone a me vicine ne siamo un esempio) e alle loro parole dette in precedenza, anche a importanti riunioni universitarie, bisognerebbe fargli riascoltare le loro stesse parole e poi chiedergli quanto sono ipocriti.
Costruiscono le loro carriere negli ospedali, poi si mettono come privati a operare perché sanno quanto possono sfruttare la questione. E nonostante tutto, il loro rispetto verso le persone che operano e che seguono è sempre basso. La formazione a livello umano-sociale è sempre molto bassa, non a caso, basta vedere il modo in cui parlano delle persone per rendersi conto che l’empatia e il rispetto per alcunə di loro sono forme sconosciute quando si approcciano con chi hanno di fronte. Tutto questo pippone per dire cosa? Per dire che siamo una micro fetta di popolazione che viene sfruttata, chiacchierata, controllata, istituzionalizzata e vessata dalla politica e anche da una buona parte di mondo medico che poi scrive libri, fa carriere e un bel po’ di soldi su di noi. E mettiamoci anche i social, perché anche il mondo social è diventato un modo per avere visibilità e fare performatività su di noi, traendo in inganno soprattutto chi non ha ancora la malizia necessaria per non incappare nelle delusioni e negli errori che si commettono facendo questi “percorsi”. Come dicevo, non di rado vanno anche in tv, alle riunioni universitarie, scrivono testi o si proclamano “madrine” quando la realtà è ben diversa.
Una dedica speciale soprattutto a chi gravità nelle città di Torino, Moncalieri, Roma, Firenze e Bari.
Riferimenti non casuali.
Questo post è pubblicato anche su un blog queer di noblogs ancora in costruzione condiviso con un amico.

spero che alla Disney non dia fastidio l’utilizzo dell’immagine della Banda Bassotti per questo post