24/1/2025
Personalissima recensione del libro
“Corpi invisibili” di Antonia Caruso con illustrazioni di Chiara Mela, Meo e Sonno.
Avevo aspettative non dico grandi da questo libro ma sicuramente mi aspettavo di leggere qualcosa di molto interessante e invece le aspettative sono rimaste disattese.
Chi non conosce Antonia Caruso potrà fare una breve ricerca sul web per sapere qualcosa in più. Leggo da tempo i suoi articoli su tematiche transfemministe e devo dire che talvolta li ho trovati discutibili o comunque ovvietà miste a punti di vista spacciati per verità assolute e qualche passaggio “concettuale filosofico” ma questa è un’altra storia. Il libro purtroppo mi ha fatto la stessa identica impressione. Otto capitoli su otto tipi di corpi, su ognuno fa qualche accenno storico, scrive cose abbastanza ovvie (forse per me o forse in generale già ovvie per il pubblico che compra questo genere di libro) e qualche passaggio doveroso. Niente che non si sappia già, niente di approfondito, descrizioni molto in superficie fatte come se fosse una discussione generica tra persone con una visione un minimo intersezionale, sedute ad un tavolo a bere qualcosa. Belle le illustrazioni, direi la parte migliore del libro. Avevo grandi aspettative sul capitolo del corpo trans, ma anche qui, poco di interessante, soprattutto se come me, sei una persona trans che non vive sul pero. Questo libro l’ho comprato facendomi convincere proprio da uno dei suoi articoli, quello sul film Emilia Pérez. Io il film non l’ho ancora visto ma in un articolo lo ha fortemente sminuito, commentandolo anche con una punta di transfobia. Nell’articolo, che in realtà è un’intervista di <Mowmag> per avere un suo parere sul film, si parla per il 95% del tempo di questo libro e di chi è Caruso e per un 5% scarso di un giudizio sul film (abbastanza negativo). Così mi sono convinta a compre il libro. Beh, diciamo che a saperlo me lo sarei fatta prestare, perché 17€ per delle illustrazioni carine e 153 pagine (scritte a caratteri grandi) e con varie pagine solo di illustrazioni o bianche, per un totale forse di 70 pagine standard, non ne valeva la pena, se proprio volete leggerlo, cercatelo in prestito. Un po’ come il suo articolo <mors tua ormone mio> che mi pare una rappresentazione di quella che io chiamo “la performatività social” sempre fine a se stessa. Eppure da certi post sui social sembrava che avesse scritto una mini bibbia trans, ma mi è parso un mix di ovvietà, rosicamento, punti di vista personali, un pizzico di “filosofia” mainstream e un pizzico di privilegio. Tra l’altro, anche il film di Preciado <Orlando> fu sminuito (film molto bello per me) e soprattutto era emerso un po’ di fastidio per il suo successo come regista e scrittore. E allora, ovvietà per ovvietà, a volte la comunità (mi riferisco soprattutto alla “comunità trans”) tende ad osannare persone che forse sono tante parole, ma poi cos’hanno di così eccezionale? Ma probabilmente anche io in questo post ho parlato più di chi ha scritto il libro che del libro stesso. Meno male che non faccio Preciado di cognome <quello a cui pubblicano qualunque cosa faccia>. Sia chiaro, varie volte ho apprezzato Antonia Caruso su alcuni punti di vista, ma forse troppe volte ho avvertivo un pizzico di mitomania e di filosofia da bar o forse sono io ad essere ignorante e a non capire la profondità di alcune soggettività. Chissà…
NB
Ogni recensione su un libro o un film è un mio parere personale e non come professionista.
** aggiornamento a distanza di qualche mese. Il film Emilia Perez poi l’ho visto (per fortuna senza pagarlo perché mi è stato offerto) e dico per fortuna perché avrei buttato via i soldi.
Foto scattata dalla sottoscritta
