19 febbraio 2026
Vi ricordate il tizio che nel film “Un giorno di ordinaria follia” protesta fuori da un banca perché non veniva reputato economicamente affidabile dalla sua banca, nonostante fosse cliente da molti anni e poi viene arrestato e portato via, chiedendo di non essere dimenticato?
Ecco, ci sono scene che sono destinate a rimanerci nella memoria. Delle tante scene di quel film, un cult degli anni ’90 (condivisibile o meno) che molte persone avranno visto, oggi voglio ricordare quella.
Perché mi sento un po’ come lui.
A volte per poter lavorare hai necessità di “essere affidabile” per i mostri bancari, e se non lo sei, non puoi lavorare, e se non lavori, non puoi pagare le cose che ti servono per andare avanti, per lavorare o per stare bene, come le spese mediche. E se non fai queste cose, sei tagliatə fuori socialmente e probabilmente sei anche unə sovversivə.
Poi se consumatorə e stato vengono truffatə da grandi mostri e cravattari per milioni o miliardi, beh, pazienza. Loro rimarranno sempre affidabili, anche socialmente, pur avendo truffato (e chissà cos’altro) e magari saranno tra coloro che definiranno chi non lo è. Chissà se poi la loro figlianza te la ritrovi infiltrata nei luoghi sociali dal basso, a criticare insieme a te stato e sistema.
Non sarebbe poi una novità.
In tutto questo, il mio oblò evidentemente si è stancato di lavorare prima di me. Forse mi vuole mandare un segnale o forse, vuole andare in pensione.
Non sa che ci toccherà buttare sangue ancora per un po’. Mi spiace, ma dobbiamo continuare ad aiutarci a vicenda, nonostante il rapporto conflittuale.
Ci annoiamo un po’, ma alla fine guardiamo tanto mondo.
due frame del film <Una giornata di ordinaria follia>

