diario di Silvia Bianca
Una disagiata dal futuro incerto
Certi luoghi e il loro dolore

17 marzo 2026

Mi trovo spesso per questioni di lavoro a dover passare in determinati luoghi dove ho vissuto, dove sono cresciuta, in cui però ho anche lasciato parte del mio dolore. Scrivo parte, perché credo che una parte sarà sempre con me e non ci sarà modo di sganciarlo e lasciarlo andare, ma solo elaborarlo.

Qualche anno fa ho cominciato a tornare in alcuni di questi luoghi di proposito, in momenti di relax, sia per rivendicarmeli, sia per farci pace, perché non sono i luoghi a farci male ma le persone che li abitano o che li attraversano. 

Nonostante tutto, ci sono dei momenti in cui queste rivendicazioni vengono meno. 

Stamattina, dovendo andare da una cliente proprio a pochi metri da dove ho vissuto oltre vent’anni e dove gran parte del male è stato fatto, non ho provato quella sensazione di rivendicazione. Ho provato altre sensazioni. Rabbia, risentimento e altri pensieri sul come siano ingiuste certe cose. 

Ho visto che alcune persone hanno continuato la loro vita come nulla fosse, mentre altre hanno messo in crisi le loro vite per lasciare i luoghi di dolore. Un dolore doppio.

Penso alla similitudine che c’è con altre esperienze simili, sebbene più catastrofiche, ma ognuna con le sue profonde ferite interiori.

Penso all’illusione della favola del bene e del male. Perché la disillusione sul fatto che chi fa del male alle persone non la paga, è ormai totale. Così stamattina, tra i vari pensieri, mi sorgevano alcune domande. È possibile rimanere a vivere in un luogo di dolore senza autodistruggersi? Viene meno la resistenza nell’andare via? Quando accadono questi passaggi, avremmo bisogno di lucidità, ma se non c’è il supporto per non cadere in un altro baratro, chi ce lo da in una società individualista e che pensa a fare affari e a specualare anche sulle spalle di chi è in difficoltà?

Con certi luoghi facciamo davvero pace o abbiamo bisogno di pensarlo, perché ci dobbiamo convivere con la loro ovvia esistenza? È bello conservare anche i bei ricordi di certi luoghi perché probabilmente ci sono, ma indubbiamente a volte ci si sofferma anche su tutti gli altri aspetti e io vorrei tanto poterli cancellare. Cancellare il motivo di quella porta che si apre in sogno.

Alcuni sogni sono incubi, come certe persone e l’acqua scorre nonostante tutto, come il tempo che passa e fa invecchiare le persone. La nostra storia però non invecchia. Chi la conosce ce l’ha scolpita nel cuore, che finisce per essere eroso come vengono erose le rocce dalle onde, finché una mareggiata si porterà via l’ultimo granello di pietra rimasto.

 

<Elaborare non significa perdonare.> Un’altra cosa che ho imparato oggi nelle mie chiacchiere del martedì. 

Foto scattata a febbraio del 2022

 

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