diario di Silvia Bianca
Una disagiata dal futuro incerto
Un semplice passaporto? Non proprio!
Categories: LGBTQ+, Politica

25 gennaio 2025

Dietro un passaporto possono esserci tante cose, ma soprattutto ci sono privilegi e tanta burocrazia.

Dietro il mio passaporto c’è una storia molto lunga. Sono una persona trans con documenti rettificati e fino a prima di rettificarli, non avevo mai avuto il passaporto. Aldilà delle poche risorse economiche per viaggiare, cosa che comunque ho fatto ma sempre in paesi dove non era necessario averlo, il passaporto ho voluto farlo solo una volta che il mio nome VERO era anche sui miei documenti. Due anni fa, dopo un lunghissimo iter (perché non è che un giorno “ti svegli e sei…” come dice qualche fenomeno) per poter rettificare il mio nome e avere anche determinati permessi giudiziari sul mio corpo (assurdo eh?) ho avuto la mia prima carta d’identità con il mio nome. Di conseguenza ho rettificato tutto (o quasi) ciò che portava il mio vecchio nome (anche detto deadname e che non mi rappresentava) col nome che scelsi io per me nel lontano settembre del 2000. È un privilegio poter fare la rettifica anagrafica? Dipende dai punti di vista. Come sempre c’è chi direbbe <in tale paese non potresti e ti ammazzerebbero>. 

Quindi per questo genere di persone è un privilegio. Ma se solo si potessero mettere le persone nei panni altrui e fargli provare condizioni non favorevoli di vita, probabilmente non lo vedrebbero come privilegio (questo come tante altre cose). Al tempo stesso è un privilegio averlo potuto fare in determinati modi, diciamo meno invasivi rispetto a certi percorsi. E proprio perché ho avuto “il privilegio” di averli, ho voluto avere anche il passaporto. Sia perché i tempi politici odierni mi preoccupano, sia perché sapere di poter avere accesso ad uno strumento che a tante persone di altri paesi viene negato o comunque ha un valore inferiore, allora si, questo è un privilegio che non volevo sprecare. Sorvoliamo sul fatto che ho impiegato un sacco di tempo per riuscire a prendere un appuntamento in questura, ma so bene che era un problema molto diffuso. Quindi privilegi, burocrazia, soldi (sia per il passaporto sia per tutto il resto) attese, emozioni, momenti negativi, tempo, energie, invadenza istituzionale nella vita personale e tanto altro. Forse tra tutti i documenti, quello che mi ha emozionata di più è stata la tessera elettorale rettificata. 

Mi arrivò un sabato mattina, improvvisamente, un paio di mesi prima delle elezioni regionali ed europee. Quello si che mi ha emozionata. Questo un po’ meno, forse perché non c’era l’effetto sorpresa, però è stato emozionate ugualmente. Sapere di averlo e di poterlo usare con il mio nome è qualcosa che probabilmente non tutte le persone comprendono. 

Dall’altro canto però, essere una persona trans visibile mi ha messa anche in guardia sul dove andare e come. Lo reputo quindi un privilegio totale? No.

Perché se da un lato c’è il mio nome che coincide (giustamente) con gli altri documenti, essendo visibile, non sempre questo è un privilegio. A volte la domanda me la pongo. Rifarei la rettifica dei miei documenti, mettendomi in visibilità più evidente? 

Forse si, forse no. Dipende dai momenti che vivo. 

** aggiunta fatta a postumi

Una delle cose per me non facili con cui convivere è il contrasto tra il pensiero anti stato e quindi nello sperare che un giorno non ci sarà la necessità di esibire documenti e quella di averli e che potessero farmi sentire almeno rappresentata. Difficile da capire questo passaggio. C’è tanta ipocrisia anche nel mondo trans e non solo su questi temi contraddittori ma purtroppo fondamentali. 

 

 

 

Foto scattata dalla sottoscritta

Comments are closed.