27 gennaio 2025
Di recente ho deciso dopo anni di intenso utilizzo di eliminare i miei profili Facebook e Instagram, sia per scelta politica, sia perché credo che nonostante abbiano degli aspetti positivi, sono più i danni che hanno fatto che i benefici. L’illusione che i social come Instagram o Facebook hanno dato alle persone, di tutte le generazioni, credo che sia quella di “esistere” solo se sei lì. Se posti, ricondividi, ricevi like e ne metti a tua volta. Anche “l’attivismo” social, che ultimamente viene difeso e visto come utile, credo che sia andato alla deriva. Io personalmente trovo che ricondividere post e/o farne non vada oltre la “denuncia” virtuale o al massimo la divulgazione (quando è fatta bene e seriamente). Poi chiaro che si debba fare un distinguo quando si parla di chiamata in presenza o di rivendicazioni vere e proprie.
Ma c’è chi invece, probabilmente senza accorgersene, è in una spirale in cui crede che esistenza, attivismo e validazione personale, passino attraverso questi social. Trovo che sia diventato già da tempo molto rischioso e chiaramente questo non è sfuggito a chi, con altri scopi, usa questi strumenti contro gli interessi degli utenti. Senza contare i danni che hanno portato l’hate speech (i commenti di odio) e le rappresentazioni di corpi iper conformi o comportamenti negativi che inducono a dca pericolosi e tanto altro. E senza tralasciare la pesante manipolazione politica che viene fatta proprio sui social. Nessuna generazione ne è salva. Si accusano sempre i giovani, ma le generazioni più grandi non sono affatto messe meglio. Ho quindi deciso di eliminare questi “social” che spesso mi arrecavano danno, tramite parole d’odio, notizie con tanta pesantezza, tanta disinformazione e tanta distrazione e illusione.
Troppa illusione. Senza contare ovviamente le scelte politiche di chi come Zuckerberg ha scelto non solo di stare dalla parte di chi odia e discrimina, ma attuando politiche ipocrite con le sue policy sui commenti, post, censure e shadowban vari. Ho optato la stessa scelta anche per Amazon. Una piattaforma che sfrutta la pigrizia e che alla fine è più dannosa che altro, oltre al fatto che anche Bezos è un oligarca che non porta lavoro ma solo sfruttamento. Così, nonostante questo abbandono si stia diffondendo (ancora troppo poco) io spero che prima che sia troppo tardi le persone si rendano conto che la vita reale è molto più di quello che vedono sugli schermi dei telefoni, che i rapporti è meglio coltivarli dal vivo (mi riferisco ai tanti contatti con cui ci si segue sui social e poi non ci saluta per strada, una assurdità) e che la divulgazione è una cosa, se ben fatta, ma dalla divulgazione alla disinformazione il passo è breve. E non poche volte le prese di posizione rimangono solo sul virtuale e poco nel reale.
Se l’attivismo passasse da qualche post e ricondivisione social, saremmo tutte persone attiviste.
Ma per favore…
La questione palestinese ne è uno degli esempi più recenti. Molte persone credono in modo molto convinto, che stando sul divano o comunque al sicuro nella propria comfort zone, mentre ricondividono ossessivamente notizie dal mondo, facciano attivismo e possano sentirsi la coscienza a posto e in pace, perché la loro parte l’hanno fatta. Poi magari se chiedi loro di boicottare marche, prodotti, piattaforme ecc lo trovano impossibile.
Ipocrisia occidentale.
È bello tenersi in contatto, magari con persone distanti, scoprire cose nuove, eventi, informazioni interessanti attraverso questi social (ci metto dentro anche Tik Tok, che ho usato molto poco in passato ma che è sostanzialmente uguale nella tossicità) ma farsi prendere esageratamente la mano è stato il passo che gran parte delle persone ha fatto senza rendersene conto. Si possono fare tanti discorsi su un utilizzo più moderato, la cantilena è sempre la stessa <lo uso solo ogni tanto e poi mi so controllare>.
Mentire a se stessə.
Anche questa è una illusione.
E alcune persone pericolose questa illusione hanno imparato a sfruttarla a proprio favore, a discapito di molte altre.

Foto presa dal web