28 gennaio 2025
Il rapporto con mia madre, nel tempo, anziché migliorare è sempre peggiorato o comunque rimasto deludente.
Nonostante i tanti discorsi fatti in psicoterapia su di lei, sul nostro rapporto e il passato difficile, non c’è un margine di miglioramento, sebbene a volte speravo che ci potesse essere. Il tempo e le malattie l’hanno logorata non solo fisicamente, ma questo non le ha tolto la capacità di ferirmi con le parole e con la mancanza di fatti, a cui ho sempre reagito con autodistruzione, ma che fortunatamente ho quasi smesso di compiere anche se non del tutto. Dal mio canto, l’ho sempre ripagata con la stessa moneta, rinfacciandole gli errori del passato, gravi, gravissimi, che hanno cambiato la mia vita e del fatto che ci sia solo io ad aiutarla, mentre l’altra figlia, quella “vera” (perché cisgender) nonostante non ci sia mai stata per nessuno dei suoi ricoveri, nonostante non l’abbia mai aiutata ma sia stata solo una mano che la usava e usa ancora come bancomat, la figlia è lei. L’ingratitudine di tutto ciò che comporta dover fare da caregiver ad una persona quasi 7 giorni su 7 è pesante, soprattutto se dietro c’è un rapporto parentale difficile.
Errori che tra l’altro ha commesso anche con lei e che le ha fatto pagare con la sua totale assenza, a differenza mia.
Evidentemente ho qualcosa di sbagliato anche io, altrimenti una persona normale se ne sarebbe già andata e l’avrebbe lasciata da sola, a morire e invecchiare male nel disordine e nelle difficoltà.
Ma ci sono giorni, in cui se prima la mettevo in conto come “impedimento” per dire addio al mio mal di vivere e scomparire per sempre, oggi non credo più che sia così. Credo che l’egoismo di far soffrire qualcunə per non soffrire più, possa essere tollerato, soprattutto se ti ha fatto più male che bene. E se hai davanti anni di questa merda da dover digerire, perché la speranza che tutto ciò smetta prima e ti lasci vivere in pace è lontana, il pensiero fa male.
Cos’è una figlia? Sono mai stata una figlia? O sono solo ciò che hai messo al mondo, che avresti potuto abortire, soprattutto perché lo avresti preferito, a maggior ragione perché non ho soddisfatto nessuna aspettativa sociale, se non quella di avere un lavoro, oltretutto strano.
Quante cose ha dimenticato.
Il male subito per la sua “cecità”, le tante mancanze, l’anaffettività e il suo rapporto difficile con sua madre che a sua volta ha dimenticato.
Ho desiderato essere madre per tanti anni, ma oggi penso che se essere madre significa correre il rischio di essere una madre come lei, allora meglio morire senza aver messo in croce altre anime. Bastano già tutte quelle che non hanno chiesto di essere messe al mondo, ma per egoismo sociale eteronormativo ci sono e devono prendere tutto il pacchetto completo, pure contro la loro volontà. Essere una figlia senza più volerlo essere. Essere una figlia di serie B che ha preso tutto il peso di un genitore che non ha fatto il suo dovere e che è finita per fare da madre a se stessa e a sua madre.
Foto presa dal web
