20 febbraio 2025
Tanti anni fa nella mia città c’era un posto che si chiamava Ricordi mediastore. Era un luogo dove io e i miei amici andavano spesso, tappa obbligatoria del sabato pomeriggio. C’erano le colonnine con le cuffie e le compilation o i singoli da poter ascoltare gratuitamente. Bei tempi (forse).
Di sicuro non ci si faceva le paranoie per tutte le persone che avevano indossato le cuffie prima di noi, come invece si farebbe oggi. Poi cambiò nome, gestione, cambiarono tante cose. In quegli anni uscì una canzone, esattamente ventitré anni fa, proprio a febbraio. Io odiai tanto quella canzone, perché mi riguardava moltissimo. Perché ero da meno di un anno uscita da una lunga questione che mi aveva prosciugato tutte le energie.
Quella canzone era diventata talmente famosa che ero obbligata a sentirla ovunque. In radio, in tv (i bei tempi di MTV) cantata da chiunque. Eppure, nonostante quel gruppo avesse talento e quella canzone avesse oltre a dei significati importanti anche degli intenti sociali genuini, io la odiavo.
Di recente, dopo oltre quattro anni di psicoterapia, abbiamo aperto “finalmente” l’argomento perché lasciato sempre in sospeso o toccato in modo superficiale per tanti motivi.
Così qualche giorno fa, ho cercato il testo di quella canzone, che non ho mai dimenticato e che non ho mai cantato all’epoca. Cercavo sempre di evitarla, perché mi scatenava emozioni molto contrastanti. L’ho riletta dopo tutto questo tempo, conoscendo bene la musica, come se l’avessi in testa, infatti ho preferito non ascoltarla comunque perché probabilmente non sono pronta ad ascoltarla. Che effetto mi fa oggi? Sicuramente diverso. Ho smesso di odiarla e forse, ho compreso di più l’intento di narrare una storia, una delle tante. Invece non ho smesso di dimenticare e di odiare qualcun altro però, che non merita perdono e riconciliazione. Questo forse è il motivo per cui durante la mie “chiacchiere del martedì” è necessario tirare fuori questo argomento, perché è messo lì nel cassetto. Scatena il male ogni volta e forse quel male è rimasto dentro troppo a lungo. Però, pensare che avrei fatto “pace” con una canzone, è oggi strano per me pensarlo, perché è forse l’unica canzone per la quale ho provato rancore negli anni, sebbene i “diversi” non meritassero il mio rancore per una loro canzone. Chissà quante persone la fuori faticavano a sentirla e magari, ancora oggi la evitano. Io spesso credo ancora di essere nel buio di quella ferrovia, anche se nella mia vita, indubbiamente di giornate di sole ce ne sono state molte, ma sovente, torno in quella ferrovia buia. Non sento di aver avuto il mio felice epilogo, con una famiglia ricostruita. Forse il mio felice epilogo è quello di potermi firmare Silvia. Una cosa che pochi anni fa sembrava incredibile, eppure, manca tutto il resto.
Spero che le varie Mary di questo mondo che portano dentro quel rancore, chiunque siano, abbiano avuto modo di trovare la stazione giusta della vita.
Magari la troverò anche io. Per ora, sono ancora sui binari a cercarla, ma almeno ho riconciliato non solo con un quartiere (per chi ha seguito le puntate precedenti) ma anche con questa canzone. Un ricordo.
Anche lei sarà stata sicuramente nei singoli da ascoltare in quelle colonnine e sicuramente l’avrò evitata.
Ci sono ricordi che fanno male per sempre e ricordi con cui possiamo fare pace, per sempre.
Foto presa dal web
