06.05.2025
Il dolore solitario
giugno 05, 2025
Critico spesso mia madre sui suoi difetti, come del resto fanno tante persone. Poi a volte, mi accorgo di avere dei tratti caratteriali simili (pochi per fortuna).
Tra questi, c’è quello di non chiedere mai aiuto, nemmeno nei momenti davvero difficili e di tenere dentro le cose che andrebbero tirate fuori, anche solo per far capire cosa si sta passando. Il difetto di cercare di uscire sempre da sola dalle situazioni e di far credere che tutto sia ok. Ma forse il peggiore è quello di essermi abituata a convivere con il dolore. Non parlo di quello interiore ma fisico. Mi porto dentro da tempo un dolore solitario, con cui ho finito per instaurare un rapporto simbiotico. Da svariato tempo, convivo con dei dolori fisici che se da un lato vorrei risolvere, dall’altro non so fino a che punto voglio davvero che si risolvano (che comunque non è certo che siano risolvibili). Forse perché mi fa ancora comodo pensare ad alcune “vie d’uscita” con cui la mia psi non concorderebbe assolutamente. Inoltre, da alcune settimane sono stata di nuovo messa alla prova, ma questa volta sul piano “pratico”. Sto cercando di tenere insieme tutti i pezzi e devo dire che ci sto riuscendo discretamente bene, e di questo posso dirmi fiera e di aver lavorato bene fin’ora. Ma ci sono momenti in cui ci vorrei un abbraccio, solo per sentirmi dire che le cose si sistemeranno, anche se i problemi li dovrò risolvere da sola. Per lasciare andare quelle debolezze chiuse dentro, quei pianti che trattengo, ma che a volte sarebbe necessario lasciare andare.
E poi ultimamente mi chiedo se può capitare di sviluppare una specie di “necessità” del dolore e se alcune condizioni possono portare ad una convivenza che da un lato è forzata e dall’altra diventa sistemica, creando uno stato di assuefazione. Non lo so.
Di sicuro so che ieri sera avrei voluto un abbraccio, uno vero, al posto dei messaggi. Ecco.
Le parole e le lettere arrivano solo fino ad un certo punto.
Ma devo fare due distinzioni.
Quella degli abbracci che avrei voluto da qualcuno in particolare, ma che era troppo distante per potermeli dare, e quella della anaffettività di mia madre, che per fortuna non ho ereditato, ma sicuramente ho patito molto nel tempo e probabilmente patisco ancora.

Purtroppo non conosco la fonte del disegno e non so chi citare.